L'attuale territorio del comune di Marino risulta stabilmente abitato dall'inizio dell'età del ferro (X secolo a.C.) da popolazioni di diverse origini, sparse in modesti nuclei collegati insieme e identificate successivamente come Latine, stabilitesi in questi luoghi quando i vulcani della regione non erano ancora del tutto spenti. Ad una cultura capannicola subentra, col passare del tempo, un 'organizzazione di villaggi legata ad Albalonga Caduta la mitica città di Ascanio , il territorio passa sotto l'influenza di Roma che nell'80 a.C. vi stabilisce un oppidum affidato a Silla. Nasce cosi Castromoenium di cui si ha notizia fino a tardo Impero. Col sorgere dei grandi feudi Marino e' dominata dai conti di Tuscolo che estenderanno il loro potere sul castrum fino a quando Tuscolo non verrà distrutta dal Comune di Roma nel 1191. Ai Tuscolo si sostituisce la potente famiglia dei Frangipane. Jacopa dei Normanni, vedova di Graziano Frangipane, verrà in seguito ricordata per aver stipulato nel 1237 una convenzione con l'antica comunità castellana per il riconoscimento degli usi e le consuetudini marinesi. Nella metà del XIII secolo si aprono aspre lotte fra le famiglie baronali per il possesso del feudo di Marino. Gli Orsini che lo conquisteranno nel 1266, saranno costretti a cederlo, durante lo scisma d’occidente, alla famiglia Caetani. Questi ultimi eserciteranno il loro potere sul Castello di Marino fino al 1399 quando i loro beni verranno confiscati a seguito della scomunica lanciatagli da Bonifacio IX perché fautori dello scisma. Dopo vari passaggi di mano in mano, nel 1408 Ladislao, re di Napoli, concede ai Colonna il Castello di Marino che però rimane sotto il governo della chiesa fino al 1419 quando Giordano e Lorenzo Colonna, fratelli di Martino V il Castello ripassa di nuovo nelle mani della chiesa. Dopo alterne vicende Marino nel 1501 viene saccheggiata dal maresciallo francese D’Aubigny, ma l’anno successivo torna di nuovo in mano ai Colonna. E’ in questo periodo che Marino subisce una radicale ristrutturazione urbanistica con la costruzione del nuovo palazzo baronale dotato di magnifici giardini, che ospiterà anche Carlo V nel suo breve soggiorno marinese del 1536.

Nel 1554, dopo la “guerra del sale” che vede Marino contrapposta a Velletri, il castello passa in mano a Marcantonio, figlio di Ascanio. Quest’ultimo parteciperà insieme a molti marinesi, alla cruenta battaglia di Lepanto riportando, quali trofei conquistati ai Turchi, uno scudo ricoperto di cuoio (tuttora visibile all’interno della basilica di S.Barnaba) ed armi e vessilli andati dispersi nel corso dei moti rivoluzionari della fine del ‘700. Agli inizi del 1600 Marino diviene sede ducale. In questo periodo vengono realizzate molte opere urbanistiche, quali la Collegiata di S. Barnaba e la via Larga (l’attuale Corso Trieste), una delle più belle strade dei Castelli Romani. Il 31 dicembre 1676, Lorenzo Onofrio Colonna emana le costituzioni della comunità di Marino. Sul finire del 1700 però la città perde molta della sua importanza dopo che Pio Vi , intrapreso il prosciugamento delle paludi pontine, riattiva la via Appia per Napoli e sposta quindi di nuovo a valle il traffico che collega Roma con il meridione.

I rivolgimenti politici che seguirono la Rivoluzione Francese segnano la fine dello stato feudale che si estingue a Marino nel 1814 dopo l’occupazione napoleonica. Ma è solo nel 1835 che Marino conquista il titolo di città con una bolla pontificia emessa da Gregorio XVI. Dall’amministrazione pontificia passa allo stato unitari in un periodo di grande depressione economica, ma con gli inizi del ‘900 rientra nell’area di espansione di Roma dalla quale trae un nuovo periodo di benessere .

Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale il centro storico di Marino subisce gravi bombardamenti che causano centinaia di vittime. L’agricoltura è la principale risorsa economica. La vite risulta la coltivazione più estesa in tutta la campagna marinese che va dal centro storico verso Ciampino. La qualità dei prodotti ottenuti da questa attività è di notevole rilevanza. Sia l’uva da tavola che la produzione di vino D.O.C. vanno ben oltre i limiti del commercio locale e il loro gusto originale , specie per quanto riguarda i vini, è riconosciuto in tutta Italia e anche all’estero. Un momento di grande interesse folcloristico ma anche economico è rappresentato dalla “Sagra dell’Uva” che si festeggia annualmente. Una consistente presenza è determinata dall’industria manifatturiera e di trasformazione. Presente anche l’industria di lavorazione dei marmi visto che Marino aveva molto avviata nelle sue vicinanze l’industria estrattiva del famoso peperino.

 

 

IL VERDE DI  MARINO  

 

Il Parco Colonna, prima adibito a riserva di caccia e poi a giardino verso la fine del '500, è situato nel Vallone del torrente Barco che ancora oggi lo attraversa per buona parte della sua lunghezza.

Il Castagno, introdotto nei Castelli Romani per motivi economici a partire dal XVII se colo, qui non è presente. Il bosco ha conservato tutta la sua fisionomia originale con il bosco misto di latifoglie e caducifoglie formato di Querce, Tigli ed Aceri (Q.T.A.).

Copioso è anche il Leccio - quercia sempreverde - che si abbarbica sul peperino in alto per godere più luce e calore. Si verifica così il fenomeno della "inversione altitudinale delle fasce di vegetazione" dove le specie, che abitualmente vivono in zone basse, come il Leccio, più bisognose di luce e calore, vengono a trovarsi in una fascia altimetrica situata sopra le specie caducifoglie, che normalmente si collocano a quote più elevate, dove c'è più fresco e maggiori precipitazioni.

Questo aspetto della "inversione" si riscontra anche nei bacini dei laghi, nei fossi e in ogni depressione del terreno.

Il bosco misto Q.T.A. che occupa il fondo e in parte i fianchi del Vallone è accompagnato da specie arboree di notevoli dimensioni come il Carpino nero e il Carpino bianco. In particolare il Carpino bianco che misura 105 cm. di diametro è da annoverarsi fra i più maestosi esemplari di questa specie, in Italia.

Il Bosco Ferentano, residuo del Lucus Ferentinae, già riserva di caccia dei Colonna fu in tempi recenti inglobato nelle proprietà comunali e utilizzato per la produzione di legna da ardere. Anche questa cenosi boschiva conserva la struttura del bosco misto Q.T.A. ancora evidente.

Sebbene tutto il bosco sia stato per lungo tempo governato a ceduo, cioè tagliato periodicamente, e vi sia stato introdotto anche il Castagno, ciononostante conserva un Tiglio di dimensioni enormi (oltre un metro di diametro), "patriarca" fortunatamente scampato al taglio e agli incendi per almeno un secolo, e alcuni esemplari di Borsolo, alquanto raro nel Vulcano Laziale, di notevoli dimensioni, vigorosi e fertili. Il Borsolo è con molta probabilità una pianta relitta del bosco misto presente sia in Italia che nella Penisola Balcanica ed un elemento antico terziario un tempo assai più diffuso.

Nel complesso sia le piante arboree di notevoli dimensioni (Carpino bianco, Carpino nero e Tiglio selvatico), che quelle di notevole interesse biogeografico (Borsolo) fanno del Parco Colonna e del Bosco Ferentano due aree di elevato valore naturalistico.

 

 


ANTICHITA' E TERRITORIO

 

Avanti il sorgere del Castello di Marino, duemila anni di storia si addensano nel suo territorio che fu scenario di una successione notevole di eventi umani e culturali.

L'area del Lago Albano fu tra le prime ad essere abitata già dalla preistoria, sia presso il lago che sui versanti esterni. Dal XI-X secolo a.C. si avvicendano residenze stabili di una certa consistenza, con villaggi sparsi e vaste necropoli.

Siamo nell'Età del Ferro dei Colli Albani, testimonianza delle fasi più arcaiche. Secondo la leggenda nasce Alba Longa, ove regna una dinastia fondata da Ascanio figlio di Enea. L'Archeologia invece identifica il grande insediamento di Castel Gandolfo ed una serie di villaggi minori, a Montecrescenzo al Prato della Corte, nell'area di Marino.

Segue nel tempo il grande periodo detto urbano, attivato dagli immigrati greci e medio orientali che dal 740 a.C. popolano sia l'Italia meridionale che l'Etruria. Sarà peraltro l'espansione etrusca a caratterizzare la fase successiva, quella in cui una civiltà consolidata espande il suo potere politico ed economico nel basso Lazio ed in Campania.

Distrutta Alba Longa sorge Bovillae, altro polo territoriale.

Città guida per la federazione latina sono ora Ariccia e Tuscolo, alla pari con Roma che dal VI secolo comincia ad imporsi nei comizi federali. Esplicito, a questo proposito, l'episodio di Turno Erdonio aricino che per la prima volta chiama in causa la zona di Marino. Nel vicino Bosco sacro di Ferentina, presso il probabile centro di Ferentinum, avviene infatti il suo linciaggio istigato dal Re romano Tarquinio il Superbo.

Il Bosco, sede delle Assemblee federali latine, torna in seguito alla vigilia di scontri decisivi tra le forze locali, gli Etruschi e Roma. Qualche decennio più tardi leggenda e storia si intrecciano ancora su un altro personaggio: Coriolano il quale avrebbe saccheggiato Bovillae. Stavolta sono i popoli immigrati dall'entroterra, Equi e Volsci, ad aggredire Latini e Romani. Coriolano guida questi contro Roma, salva per il momento ma obbligata a vari decenni di lotte per respingerli e per occuparne le sedi.

Circostanza che, tra l'altro, dà corpo alla espansione romana e alla sua egemonia segnata dalla costruzione dell'Appia nel 312 a.C.

Segue la crisi socio-economica del III secolo che genera le guerre civili e sociali. Gli scontri tra Mario, filoitalico e Silla, che rappresenta gli interessi del Senato romano, hanno per teatro tutto il territorio tra Palestrina ed il mare. Silla, vincente, impone una presenza militare, rafforzata dalla colonizzazione. Nasce Castrimoenium, l'oppidum, sul quale si svilupperà Marino, e viene rifondata, come colonia Bovillae.

E' questo centro ad avere, dopo l'uccisione di Clodio, nel 52 a.C., il suo apogeo nell'età augustea e nel primo Impero, allorché il Foro e i principali monumenti, Teatro, Santuari vengono ridisegnati a fianco dell'Appia, mentre tutto attorno sorgono ville patrizie tra le più importanti del contesto albano.

Castrimoenium ha una evoluzione autonoma che culmina nel 11 secolo d.C. con la realizzazione del nuovo Foro e di servizi pubblici di grande rilievo, mentre si va ripristinando la sua funzione militare con la presenza di legionari Parti ai quali probabilmente si deve la costruzione del Mitreo, l'ultima grande scoperta nell'antico contesto urbano.

Segue un lento periodo di decadenza concluso nel V secolo con lo sfaldamento degli impianti residenziali nel territorio, l'abbandono dei grandi percorsi ed il rinserrarsi dei superstiti in pochi posti salubri e ben difesi dei salienti interni.

Siamo nella fase dell'incastellamento.

 

DAL CASTELLO FEUDALE ALLA CITTA' SIGNORILE

Inizia con esso (IX-X d.C.) la lunga storia feudale della città quando sul nucleo antico si insedia il Castello, passato, col suo Borgo, dai Conti di Tuscolo ai Frangipane quindi agli Orsini e da questi ai Colonna che ne restano signori per 400 anni.

E' una storia assai complessa, tutta da scrivere, distinta in una fase castellana vera e propria, in una prima fase urbana, quando il centro assume un ruolo strategico ad opera degli Orsini, infine nella grande stagione principesca dei Colonna i quali portano la città al massimo dell'espansione.

In questa sequenza temporale emergono personaggi di grande rilievo storico come Jacopa Frangipane, detta dei Normanni che stipula un accordo con la Comunità. Quindi, tra gli Orsini, il cardinale Napoleone, i fratelli Rinaldo e Giordano che ribattono l'assalto di Cola di Rienzo alimentando poi lo Scisma antiromano di Clemente VII. Quasi tutti i protagonisti colonnesi sono associati a Marino, feudo del ramo cadetto dei Genazzano.

Nel '400 l'umanista cardinale Prospero che ne riscopre le antichità, il condottiero Fabrizio che vi risiede con la moglie Agnese da Montefeltro e vi genera sia Vittoria che Ascanio, il bellicoso signore che ne ristruttura il centro creando l'immagine prestigiosa sviluppata per tutto il '500. Ancora Marcantonio II, suo figlio, che vi celebra il suo trionfo romano, Ascanio il giovane, cardinale e uomo di cultura il quale completa a fine secolo i grandi progetti del nonno.

Nel '600 abbiamo Filippo I, il cardinale Girolamo, mecenate romano che vi impegna, nella nuova Collegiata, Antonio del Grande. Seguono Lorenzo Onofrio, con il quale il Palazzo si arricchisce di una vasta collezione di pittura, soprattutto di paesaggio, collezione ripresa e incrementata dal successore Filippo II.

Nel '700 la stagione artistica del Rococò, caratterizzata dalla presenza di ospiti residenti e viaggiatori illustri, trasforma gli interni del Palazzo e delle Ville colonnesi in sfarzosi ambienti di società. Lascia inoltre una singolare testimonianza nella chiesa conventuale di Santa Maria del Rosario.

Alla fine del secolo Marino subisce le sorti di una comune piazza d'armi, devastata prima dai Francesi quindi dalla reazione della banda Ruffo.

Tornata all'amministrazione diretta della Santa Sede, verso il tramonto della feudalità, dopo una serie di traumi politici, si colloca, con la sistemazione unitaria italiana, nel contesto dei Comuni corollario alla nuova Capitale.

Questa, per grandi linee, la storia di Marino, Castello poi cittadina e baluardo feudale, infine sede signorile assurta a ducato verso cui i Colonna riversarono, tra i numerosi feudi, le maggiori attenzioni.

 

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